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Discariche: rimestiamo nel torbido dei rifiuti molisani

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di Fabio De Chirico, portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise

Toma forse non sa che il Molise, già da tempo, accetta in maniera considerevole rifiuti di altre regioni (Lazio, Campania, Abruzzo). E lo farà ancor di più quando si concretizzeranno i progetti di ampliamento consentiti dal Piano di rifiuti approvato dal Consiglio regionale a marzo 2016, relativi alla discarica di Isernia e a quella di Guglionesi.

Quella di Isernia (Tufo Colonoco), in verità, si è già quasi concretizzata (ampliamento discarica e impianto compostaggio). Da uno studio dei dati ISPRA riportati nel recente Rapporto rifiuti urbani 2018 possiamo anche dire che questi ampliamenti serviranno al fabbisogno delle regioni limitrofe vista la carenza della loro impiantistica, e certo molto poco a quello molisano visto che abbiamo prodotto nel 2017 ‘solo’ 116.658 tonnellate di rifiuti urbani (36.000 di queste sono state differenziate e la restante parte è stata trattata per ridurne peso e volume prima dello smaltimento), e che la capacità residua delle nostre tre discariche a fine 2017 risultava essere ancora 280.000 metricubi (Montagano è autorizzata a un recupero volumetrico ulteriore che le permetterà di durare un altro anno circa, poi si passerà a Colle d’Anchise) .

Quindi sappiate che la nostra popolazione, nonostante sia “contraria ad accettare rifiuti di altre regioni”, accoglie ugualmente da anni oltre centomila tonnellate all’anno di rifiuti di provenienza extraregionale. Nel 2017, 56.000 tonnellate extra sono state smaltite in discarica e 63.882 tonnellate extra sono state incenerite nell’impianto di Pozzilli. 

È per questo motivo che primeggiamo nettamente nelle classifiche regionali per l’incidenza di smaltimento in discarica o di incenerimento di rifiuti rispetto alla produzione di rifiuti urbani. Perché ben il 79% del combustibile da rifiuto incenerito e il 49% dei rifiuti smaltiti in discarica provengono da altre regioni. Lo smaltimento in discarica diminuirà progressivamente. L’attuazione dell’economia circolare che obbligherà a ridurre la produzione di rifiuti, a riciclare, entro il 2030, almeno il 65% dei rifiuti urbani e a ridurre lo smaltimento in discarica a non più del 10% dei rifiuti prodotti, renderà necessario realizzare un sistema industriale di gestione che sia in grado di garantire il raggiungimento di questi obiettivi.

Mi aspetto dal Presidente Toma un ridimensionamento degli ampliamenti con una revisione del Piano Rifiuti più in linea col nostro fabbisogno di smaltimento, attuale e futuro, e una bacchettata a Regione Lazio e Regione Campania per aver prodotto una pianificazione sul ciclo dei rifiuti assolutamente inadeguata. In ogni caso “la prima revisione del Piano regionale per la Gestione dei Rifiuti dovrà avvenire non oltre 3 anni dalla sua adozione”. Questo è scritto. Staremo a vedere.

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